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• ECHI

• CJANTARIN IL MOND

• MESSA DELLA CERTOSA

• IL BOSCO DELLE FATE

• FATA GOCCIOLINA

• AUTUNNO

• ARCOBALENO

• STAGIONI DI PACE

• PREGHIERA DELLA SERA

• RISVEGLIO

ECHI

  • parole e musica di Gianluca Valle
Arriva la notte di San Lorenzo in Vallecamonica. In questa notte di sogni, di pensieri e di nuove amicizie camune, nasce ancora, rinnovato, il desiderio di cantare. L’Adamello, con i suoi colori a sera, si unisce maestoso alle campane delle chiesette e degli eremi sparsi tra le pendici che si ammirano dal "salto degli sposi". Si ispirano cosi' gli echi dei grilli e delle rose camune. Nasce così la voglia di cantare i sogni delle stelle, di ascoltare la voce del bosco e del proprio cuore con suo respiro, unendosi così all’eco infinita della vita.


L'eco dei grilli intona le campane
che chiamano la sera che pregano Maria
echi d'azzurro ci sfiorano le mani
che fino all'Adamello sospirano nel vento:
e canteremo ancora i sogni delle stelle
e canteremo il bosco e il suo respiro
Echi di luna accarezzano le cime
i libri nelle rocce si chiudono alla notte
echi di cuore rapiscono la valle
amori mai raccolti di rose senza nome
e canteremo ancora i sogni delle stelle
e canteremo il bosco e il suo respiro
E canteremo l'eco infinita della vita
e canteremo ancora e l'eco canterà...
...e l'eco canterà


ECHI

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CJANTARIN IL MOND

  • parole e musica di Gianluca Valle
Scritta in friulano, un'antica lingua retroromanza ladina, racconta la speranza e la forza della gente a cui appartiene. La Carnia, con le sue montagne aspre, dipinge con i colori della fatica la vita dei suoi abitanti. Ma la loro tenacia, la loro forza d'animo, non si perde nemmeno all'indomani del 6 maggio 1976 quando, dal monte San Simeone, un rovinoso terremoto schiaffeggia le loro terre. Cosi' "un bianco sospiro di luna" regala loro una lacrima per ricordare chi non c'e' più e un nuovo cuore per poter ancora sperare.


Su pai tròis za piturâs di sere,
sul Cuarnan e lis cretis dal Cjampon:
e jù abàs fogolârs si cirin
cui lôr lusôrs par fevelà d’amôr.
E doman a nassaran lis rôsis,
primavere intonarà il so cjant:
e tai vôi un blanc suspîr di lune
di gnôf il cûr si strinsarà di ben;
e tai vôi un blanc suspîr de lune
di gnôf àdun a cjantarin il mont.

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Lassu' per i sentieri già dipinti di neve,
sul Cuarnan e le cime del Cjampon:
e laggiù in fondovalle i focolari si cercano
con i loro bagliori per parlare d'amore.
E domani nasceranno i fiori,
la primavera intonerà il suo canto
e negli occhi un bianco sospiro di luna
dinuovo il cuore si stringerà di emozione;
e negli occhi un bianco sospiro di luna
dinuovo insieme canteremo il mondo.


CJANTARIN IL MOND

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MESSA DELLA CERTOSA

  • musica di Gianluca Valle
Il bosco del Montello, per il suo delicato e sacro silenzio, era scelto come luogo di ritiro spirituale. Era dedicata a Sant'Eustachio l’abbazia benedettina. Era stata costruita verso l’inizio dell’XI° secolo su un colle del Montello che guarda Nervesa della Battaglia. Per secoli è stata meta di pellegrinaggi e “ritiri" si apriva davanti. Oggi l’Abbazia non c’è più. E’ stata oggetto di saccheggi e distruzioni. Gran parte delle sue maestose pietre sono state riutilizzate e adornano anche le case private. Anche la Certosa di San Girolamo del XIV secolo, presso la valle delle Tre Fonti, ha fattola stessa fine. Tra le poche pietre rimaste cerchiamo ancora il loro antico respiro fatto d’incenso, di canto e di devozione sincera.


SIGNORE PIETA'
SANTO
AGNELLO DI DIO

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IL BOSCO DELLE FATE

  • parole e musica di Gianluca Valle


Dove la fonte raccoglie la rugiada
mani di foglie carezzano le sponde
la dove il vento si ferma a riposare
dolci profumi ricordano gli amori
Tace la sera tra i rami del castagno
e Laura intona il canto il bosco a risvegliare
storie segrete di fate innamorate
che danzano alle stelle la voglia di sognare
Salta ride si nasconde nelle ombre nei rumori
salta ride si nasconde non lo vedi "el maffariol"
gioca scherza dispettoso si diverte a spaventare
guarda avanti non ti fermare, non lo vedi non c'è più
Dove le fate colorano i sospiri
dove i pensieri ricamano la vita
Salta ride si nasconde non lo vedi non c'è più!


IL BOSCO DELLE FATE

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FATA GOCCIOLINA

  • parole e musica di Gianluca Valle
Il Sile. L'acqua nasce dalla terra come per magia. Sgorga senza sosta, silenziosa e limpida. In dialetto si chiama “palù”. E’ la terra da dove nasce. Un suolo sempre incerto fra terra e acqua tra Cavasagra, carpenedo e Fossalunga. Oggi gran parte di questo suolo non esiste più: gran parte della palude è stata bonificata per far posto a colture, a paesi, a strade. Oggi quello che ne è rimasto è oasi naturalistica protetta. Cosi' vengono in mente Sibilla, un nome leggendario di ancestrali profetesse, Enya la fata gaelica della musica celtica, Euterpe la musa greca della musica… ed è nata Gocciolina, la fata della rugiada. Nasce un giorno sul fare del mattino di primavera, proprio nel periodo del suo risveglio, dove l’aria pizzica ancora il naso, dove una nebbiolina aleggia leggera, dove quel ormai non tanto timido cinguettare d’uccelli rallegra il cuore. Sacre agli antichi, le risorgive del Sile abbondano di storie paurose e di leggende pagane che si mescolano quelle cristiane. Ma come in qualsiasi bosco che si rispetti, anche la palude ha le sue buone fate, i suoi folletti, le sue sibille. Gocciolina, Grandequercia, Nuovaurora e Biancosole. Le fate di Madre Natura, le fate della luce, le fate del succedersi dei giorni, delle stagioni. Gocciolina è la fata del pensiero che, proprio come una goccia di rugiada, svanisce al sorgere del sole. Il pensiero infinito che dura un attimo; l’ossimoro più profondo di qualcosa di infinitamente piccolo può essere infinitamente grande.


La palude ci racconta tra i canneti del suo fiume
una storia si delicata è la storia d’una fata
E’ la fiaba di Gocciolina della fata cantastorie
dolce e tenera sibilla di meraviglie storie
Mille luci mille colori mille voci d'acqua pura
mille gocce di una fontana di profumi e di memorie
Gocciolina che si posa tra le foglie di betulla
Gocciolina piccola fata dal profumo della luna
Stai attenta mia fatina, Grandequercia ti richiama
"Gocciolina tu devi andare il tuo tempo sta finendo"
La nel fiume tra le anse tra le onde delicate
sonnolenta Nuovaurora sta rischiarando il bosco
Ma un raggio si fa luce dalla fonte cristallina
è lo sguardo di Biancosole che ti chiama al tuo andare
Gocciolina è rapita dal tepore del mattino
Gocciolina piccolo sogno d'un pensiero già passato
Gcciolina d'infinito


FATA GOCCIOLINA

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AUTUNNO

  • parole e musica di Gianluca Valle
Autunno. Questa stagione malinconica, immersa nelle prime nebbie, nei primi freddi, nelle piogge ormai copiose. Stagione di profumi nuovi eppure antichi come il tempo. Stagione di tradizioni antiche, di castagne e vino nuovo, di storie raccontate dai nostri nonni. Ma il sole ritornerà con i suoi raggi a riscaldare la terra.


Il vento freddo carezza il vecchio tiglio
nella campagna la terra ormai riposa
le foglie nell'aria salutano l'estate
le greggi, nei prati,vanno verso casa..
E' l'autunno che si colora
di un caldo arcobaleno,
si profuma e si riveste
di una fosca malinconia
ma il sole...
Sul focolare profumo di castagne
il vino nuovo ribolle dentro i tini
le ombre del bosco accendono le storie
gli uccelli, nel cielo vanno verso il mare...
E' l'autunno che si colora
di un caldo arcobaleno,
si profuma e si riveste
di una fosca malinconia
ma il sole...rinascerà.


AUTUNNO

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ARCOBALENO

  • parole e musica di Gianluca Valle
La natura ci aiuta a raccontare anche le stagioni del cuore, le fatiche, i disagi, le paure ma anche le gioie e le speranze. Cantiamo così un temporale di inizio estate. Ci ispira questa situazione di disagio, di smarrimento, di paura che un evento naturale così potente può dare. Ma ecco, come ricordava San Paolo, Dio non è nelle tempeste, ma nella brezza leggera della sera. E’ spuntato l’arcobaleno.


Rondini basse, volano in cielo
l'aria si muove nel tuo giardino
rombi di tuono e nuvole nere
è il temporale che sta per passare.
Il vento corre tra le contrade
piega le fronde nel suo vagare
fischia tra i rami il suo dolore
come nel cuore senza pietà.
Tutto è silenzio tra le colline
suona leggero soltanto il ruscello
tacciono i grilli nella campagna
le spighe attendono il nuovo sole
Ecco la luce spunta tra i rami
dove la pioggia si fonde col cielo
l'aria profuma di dolce fieno
l'arcobaleno arriverà.
Se il tuo cuore non ha confini
l'arcobaleno non svanirà.


ARCOBALENO

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STAGIONI DI PACE

  • parole e musica di Gianluca Valle
Oggi più che mai, dove il mondo si dimentica di dire “grazie”, non sa più chiedere “scusa”, fa finta di non capire quando si parla di pace. Confonde la speranza con la pace… La pace è solo il timido e delicato fiore che nasce dall’albero della speranza. Sarebbe molto bello se potessimo pregare con le nostre azioni e con la nostra vita.


Cercheremo tra le stelle
vecchi sogni di bambini,
cercheremo tra la neve
i colori dell'aurora,
cercheremo tra gli abeti
i boccioli della vita,
cercheremo, cercheremo
finché pace non verrà.
Cercheremo nella storia
il ricordo dei compagni,
cercheremo con le mani
il calore degli amici,
cercheremo con il cuore
il sorriso della gente,
cercheremo, cercheremo
finché pace non verrà.
Cercheremo la speranza
finché pace ci sarà.


STAGIONI DI PACE

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PREGHIERA DELLA SERA

  • parole e musica di Gianluca Valle
In nessun luogo come la montagna, l'uomo ha avuto la sensazione di essere piu' vicino a Dio. Una preghiera umile, francescana, disincantata, che racconta nello stesso tempo l'animo profondo dell'uomo. Una preghiera di lode, difficile da recitare, perchè l'uomo è piu' abituato a pregare per chiedere che per ringraziare. Una preghiera nella quale Dio non viene nominato perche' e' l'uomo stesso che, ad un certo punto, lo riconosce e si sente immerso nel Suo Amore.


Tu che vivi in mezzo alle montagne
tra i ghiacciai e le cime immacolate
Tu che i fiori fai riposare
nell'aria fina e dolce della sera
Tra le rocce nel gelo e nella neve
sui sentieri e le piste inesplorate
Tu che guidi i nostri passi
nella fatica del lento nostro andare...
Tu che suoni tra i sassi dei ruscelli
che colori tra i lembi delle nubi
Tu che il sole fai tramontare
nella la speranza di un nuovo giorno ancora
Con le ombre distese tra le foglie,
sul finale improvviso della luce
nel guardare questo infinito
nelle Tue mani lasciamo il nostro cuore:
una preghiera, sii benedetto.


PREGHIERA DELLA SERA

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RISVEGLIO

  • parole di Gabriele Valle, musica di Gianluca Valle
Prendete una notte e salite in montagna. Fate silenzio, perché il silenzio apre le finestre del cuore e fa passare aria pulita. Arriva il primo raggio di sole, le montagne si riaccendono nella loro maestosa solennità. Siate umili e devoti perché è Dio che, ancora una volta, da una carezza al mondo.


Dopo l’aurora sulle montagne
i caldi raggi svegliano il mondo
rinasce allora per valli e rocce
il dolce suono del nuovo giorno:
tutto si impregna tutto profuma
di maestosa solennità.
Sull’alte cime rivolte al cielo
tra ghiaccio e neve tra prati e boschi
tra anfratti e gole sgorga il ruscello
e stelle alpine tra nudi massi:
da cima a cima tutto racconta
di religiosa semplicità


RISVEGLIO

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